E' appena uscito il vostro nuovo album, “Carne con gli occhi”. Un disco sicuramente più crudo dei precedenti, sia nel sound che nei testi...
“Carne con gli occhi” è forse l'album che, per sonorità, è più vicino al nostro album d'esordio (Muscoli e Dei, 2003). E' grezzo,spigoloso, ed è un sound che fa da giusto sfondo alle parole, ai testi, anche più attivi politicamente. In questo abbiamo avuto il pieno supporto di Tommaso Colliva, il nostro produttore artistico, che ci ha aiutato a “ingrezzire” la situazione, renderla nuda e cruda.
Qual'è il filo conduttore di “Carne con gli occhi”? Ascoltandolo ci siamo chiesti se il messaggio principale possa essere racchiuso nella traccia d'apertura “Basilisco”, dove ripetete più volte “stanno tutti bene, ma non sanno che gli portiamo la peste”...
Sì, il concetto che c'è dietro al pezzo, e un po' a tutto l'album, è quello di cercare di smuovere le coscienze. Nel nostro piccolo, per quanto ci sia possibile. La peste di cui parliamo, oltretutto, è un po' come la nostra stessa musica. Siamo considerati un gruppo indie, indipendente, e quindi anche un po' marcio rispetto al mainstream e alla musica da classifica.
Proprio in base a questo, spiegateci cosa significa oggi essere indipendenti...
Non avere soldi per il tour bus! Caricare/scaricare il furgone, fare le 4 di mattina e ripartire alle 6...la vita del musicista vero e proprio, che ha poco a che fare con lo spettacolo dei grandi artisti del mainstream, che arrivano un'ora prima sul palco, trovano già tutto pronto, suonano e se ne vanno. La vita di un gruppo indipendente è stancante, dopo 15 concerti siamo già esausti! Forse stiamo invecchiando..!
Qualcuno ha affermato che “con un po' di melodia diventereste grandi”...ma perché si deve necessariamente fare questa equazione? In fondo la vostra forza sta proprio nel fatto che non ricercate ossessivamente la melodia..
E menomale! Cerchiamo il giusto compromesso tra una melodia, ovviamente non radiofonica, e una struttura musicale particolarmente complessa. Non ci siamo ancora riusciti, ma l'intento è sempre stato quello.
Cosa è cambiato nella musica italiana negli ultimi tempi?
Sta andando tutto a puttane. Chiudono tutti i centri dove si può fare musica, dove si può avere una condivisione artistica e una circolazione di idee. Fanno in modo di farci stare a casa.
E insieme a questo non crolla anche un intero sistema discografico? Si sente parlare sempre più spesso di cd che non si vendono, di etichette che falliscono...
I cd si vendono ancora! Li comprano i ragazzini, i seguaci dei talent. La vendita è ridotta a quello, ormai, e si và sicuri perché è un evento mediatico. I vincitori dei talent venderanno sicuramente perché si sono fatti 6 mesi di promozione in tv. Durano poco, ma tutto sommato va bene così, è un meccanismo commerciale che conviene; ciò che non conviene più è seguire un artista, investire in un percorso a lungo termine. Noi comunque siamo felici di non far parte di questo mondo...non ci hanno mai filato e va bene così!
E il vostro mondo, la musica indipendente, in che situazione si trova? C'è un mercato?
Ovviamente no, non c'è un grande mercato; piccolissimi numeri rispetto a quelli del mainstream. Ma questa è una particolarità del nostro paese! All'estero il mainstream diventa tale dopo essere andato a scoprire, a pescare proprio nell'indie, in gruppi che hanno fatto un percorso e una gavetta, necessaria e indispensabile.
E internet? Non ha offerto infinite nuove possibilità alla musica emergente? Voi avete vissuto proprio il passaggio a questa nuova era, cosa ne pensate?
Noi ci troviamo esattamente a cavallo tra quando si vendevano dischi e ora che se ne vendono meno. Un periodo un po' sfigato. Internet è sicuramente una forma di democrazia meravigliosa. ma noi ci siamo sbattuti, abbiamo girato l'Italia per farci conoscere. Fossimo arrivati solo 5 anni dopo, avremmo potuto fare tutto da casa! Tuttavia internet ha i suoi aspetti negativi per un gruppo emergente: utenza troppo vasta, troppa carne al fuoco. L'ascoltatore non sa più cosa sentire, si trova davanti a 200 uscite ogni mese, e scarica, scarica ma poi non ascolta.
Se vi chiedessimo di dare dei consigli alle band emergenti, in base alla vostra esperienza e ai vostri contatti con il mondo della discografia, cosa vi sentireste di dire?
Fate gli avvocati, i medici! La musica non è così semplice come quella che si vede in tv. I musicisti emergenti devono capire che fare musica è un lavoro. Un lavoro serio per il quale, se si ottengono dei risultati, bisogna poi mantenere un profondo rispetto. Rispetto per coloro che lavorano con te, che condividono con te questo viaggio ma anche per la musica stessa. E' un lavoro a tutti gli effetti: orari da rispettare, persone da rispettare, scadenze da rispettare. E il pubblico che paga il biglietto, e verso il quale devi portare rispetto.
Il musicista ormai vive di live, noi per esempio non ci siamo mai fermati. Siamo partito come tutti, ma il live è stato sempre centrale. Ci siamo girati tutta l'Italia, rimettendoci i nostri soldi, per andare a suonare qua e là, per farci sentire, per suonare magari 15 minuti in apertura a qualcuno più grande di noi. Bisogna considerarlo un po' un investimento sul proprio talento. Perdere dei soldi, e se va male rimangono comunque belle esperienze. Ma bisogna anche saper smettere. Fare una scelta, a un certo punto, e capire se conviene davvero suonare o se è meglio fare un altro lavoro. Non tutti possono reggere questi ritmi, la pressione è tanta. Quasi quasi in questo momento preferirei aprire un ristorante su un'isola greca! Ma apparte gli scherzi, la formula per il successo non ce l'abbiamo. Suonate, fatevi conoscere, e prendete tutto con grande, grande serietà!
PER ASCOLTARE L'AUDIO ORIGINALE DELL'INTERVISTA CLICCATE QUI
