Con questo nuovo album la band romana, rivelazione tra le più interessanti degli ultimi anni, raccoglie rinnovati consensi di critica e pubblico, mettendo d'accordo un po' tutti; dal ragazzino che ha cominciato ora a suonare la chitarra al giornalista esperto, dalla fighetta scatenata sotto al palco al nerd in fondo alla sala gremita di folla.
Poco poser, molto grintosi, i due propongono ancora una volta quel mix di rock, blues e testi (diciamocelo, dai) un po' insignificanti; insomma, una di quelle formule che se solo provi a proporla su un sito di annunci musicali ti rispondono “ma che cazzo dici, 'sta roba non va più ormai, non funziona”. Fanculo invece, funziona. E magnificamente.
Chiunque abbia visto un concerto dei Bud Spencer può mettere la mano sul fuoco e giurare che sì, funziona, e non si sa nemmeno come. Noia, confusione, distrazione sono bandite, lasciando spazio a coinvolgimento e grinta; a qualcosa di nuovo, che poi non è nuovo per niente, a qualcosa che ti scoppia in faccia e ti stordisce, ma allo stesso tempo ti lascia i capelli ben pettinati. Tipo “Cerco il tuo soffio” o “Squarciagola”, per intenderci, le migliori dell'album.
La domanda, purtroppo, sorge però spontanea: quanto durerà? Quanto sarà possibile mandare avanti questo sempre-stesso-e-identico format? Quanti altri album possono registrare così? Se non ci si rinnova almeno un po', se non si prova a dire anche altro, la possibiltà è che dell'esplosione rimangano solo tristi macerie fumanti. E sappiamo bene che Dio, i tristi, li odia.
-Daniele Coluzzi-
