Il mio distacco nasce dal fatto che non vedo nei Runa Raido alcun elemento che accomuna loro a quelli che sono i miei gusti artistici e musicali: e credo sia un passaggio ineluttabile quando si scrive, tanto, di musica emergente.
Ci troviamo di fronte ad un disco registrato molto bene ed arrangiato con altrettanta cura: questo bisogna dirlo prima di tutto. C'è tanta melodia, che a differenza della nuova ondata musicale che va prendendo piede nell'underground, guarda e non poco alle tanto odiate vette musicali italiane. Il fatto di corredare questa marea di pop tipicamente italiana con qualche soluzione un pò più indie (termine abusatissimo) e internazionale, è sinonimo di intelligenza se non altro. Perchè infatti dovremmo ascoltare loro e non chi, bontà sua, vende migliaia di volte tanto? Posto così, invece, il discorso ha senso. Ha senso poichè i Runa Raido, comunque la si voglia pensare, hanno un loro sound. Ben riconoscibile.
Possiamo discutere sulla qualità delle idee, delle canzoni, dei testi, delle linee vocali, invece. Ci troviamo qui, secondo me, di fronte a qualcosa che va comunque oltre la sufficienza (non troppo) ma che dovrebbe arricchirsi di più di qualche elemento di originalità.
Non è eccellenza, come non è mediocrità. Segnaliamo, per chiudere: "Fame" e "Festina Lente", i due migliori episodi del disco. Molto interessante invece la cover de "La Prospettiva Nevsky" di Franco Battiato, che chiude l'album.
A loro, comunque, auguriamo tanta fortuna. In bocca al lupo.
-Valerio Cesari-
